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Il COPINH – Consejo Civico de Organizaciones Populares e Indigenas de Honduras

Il COPINH è stato fondato il 27 marzo del 1993 con l’obiettivo di costituire un referente unico per il movimento popolare del dipartimento di Intibucá, lottare insieme in difesa dell’ambiente, recuperare la cultura Lenca* e fare pressione per migliorare le condizioni di vita della popolazione della regione.

Con la fine del conflitto in Salvador (1992) che aveva coinvolto anche l’Honduras e soprattutto la regione di Intibucá situata proprio alla frontiera con il Salvador, cominciò un lento ma continuo processo di demilitarizzazione della zona che si tradusse in un aumento della partecipazione della popolazione alla vita pubblica nonostante le organizzazioni popolari fossero ancora quasi inesistenti. Dopo diverse esperienze associative, nel dipartimento di Intibucà venne fondato il Comitato Civico di Organizzazioni Popolari (COPINH). L’obiettivo era unificare il movimento popolare, o meglio ciò che rimaneva del “movimento popolare”, per riscattare la cultura Lenca, la lotta per il possesso della terra, la difesa dell’ambiente e anche per lottare contro la secolare e inaccettabile discriminazione del popolo Lenca.

L’1 maggio 1993 il COPINH organizzò una marcia dei lavoratori senza precedenti nella storia dell’Honduras. Le rivendicazioni riguardavano aspetti fondamentalmente urbani ma la maggior parte dei partecipanti alla marcia veniva da zone rurale, con esigenze e problemi diversi da quella della popolazione urbana.

Tra il 1993 e il 1994 il COPINH entrò in crisi fondamentalmente per conflitti interni, ma continuò a mantenere un’attività minima. Negli stessi anni nacquero però anche nuove lotte come quella della comunità Lenca a nord di Yamaranguila per il riconoscimento dei titoli comunitari di possesso della terra oppure la lotta per la salvaguardia dell’ambiente che contrappose diverse comunità all’allora vicepresidente del paese Juan de la Cruz Avelar Leiva. Sempre in questo periodo altre comunità Lenca iniziarono a protestare e ad opporsi al secolare sfruttamento, alla discriminazione e alla profonda povertà delle comunità indigene fin dall’arrivo dei colonizzatori europei.

Il momento era eccezionale: il COPINH voleva arrivare alle comunità e le comunità erano alla ricerca di spazi attraverso cui canalizzare le proprie domande. Le manifestazioni organizzate dal COPINH diventarono più belligeranti e in ogni occasione i contadini e le contadine di origine lenca scesero dalle montagne e arrivarono alle manifestazioni dopo ore e ore di cammino.

Con la realizzazione del primo “Pellegrinaggio per la Vita, la Libertà e la Giustizia” il COPINH ottenne due risultati fondamentali: internamente definì il soggetto sociale principale del proprio lavoro e esternamente ottenne il riconoscimento dei diritti dei popoli indigeni da parte delle autorità governative.

Nel 1995 il COPINH consolida la propria tendenza ad essere un movimento sociale con chiara orientazione indigena, fomenta e canalizza la propria partecipazione, le proprie richieste per migliorare le condizioni di vita, per stabilire un vincolo di solidarietà con altre etnie e per unire il regionale al nazionale.

Attualmente il COPINH affianca le 11 comunità indigene della zona bassa di Yamaranguila nella loro lotta contro lo sfruttamento indiscriminato del loro territorio. Nella zona sono previste la costruzione di 3 dighe per lo sfruttamento idroelettrico e lo sfruttamento di risorse minerarie da parte di imprese private. Questi progetti, che – se realizzati – cambieranno drasticamente l’ambiente in cui e di cui vivono le comunità, sono stati imposti alle comunità indigene sulla loro terra e contro la loro volontà, in violazione alla Convenzione Internazionale ILO169 e disattendendo il diritto dei popoli indigeni alla Consultazione libera, previa e informata. Il COPINH inoltre ha continuato a sostenere ed esigere il rispetto dei diritti umani e dei diritti dei popoli anche dopo il colpo di stato del 2009 e il conseguente intensificarsi della repressione contro ogni forma di dissidenza. Il COPINH sta pagando caro il suo impegno e la coerenza con cui porta avanti la lotta in difesa dei diritti e del territorio. Diversi membri del COPINH sono stati costretti a rifugiarsi in Guatemala, molti altri hanno ricevuto e continuano a ricevere minacce di morte.

Come reazione alla lotta delle popolazioni Lenca contro il progetto Agua Zarca (costruzione all’interno dei loro territori ancestrali della diga e della centrale idroelettrica sul fiume Gualcarque), deciso e autorizzato in violazione della Convenzione Internazionale ILO 169, le multinazionali costruttrici DESA e Sinohydro hanno esposto denuncia contro il COPINH. Così il 20 settembre 2013 il pubblico ministero del Tribunale de La Esperanza, Intibucá, ha ordinato l’arresto preventivo della coordinatrice del COPINH Bertha Cáceres e dei due dirigenti dell’organizzazione Aureliano Molina e Tomás Gómez.

Tratto e adattato da : www.puchica.org/centro-america

* I Lenca sono una popolazione indigena centro-americana discendente dai Maya che occupava in epoca precolombiana larga parte dell’Honduras centrale e meridionale; oggi ristretta alla sua sezione sud-occidentale e all’adiacente territorio del Salvador nord-orientale.

I Lenca (circa 250.000 persone) rappresentano il gruppo indigeno più numeroso in Honduras. Insieme al resto della popolazione indigena vive in una condizione di estrema povertà e di oppressione culturale e politica. Il governo non riconosce né lingua, né religione, né autonomia sulle terre ancestrali. (da: http://it.wikipedia.org/wiki/Lenca)

Per maggiori informazioni:

COPINH: www.copinh.org

Collettivo Italia Centro America: www.puchica.org

Sostegno a RAWA in Afghanistan

In seguito all’iniziativa “Voci di donne” organizzata in marzo 2012 per parlare della lotta dei diritti delle donne in Afghanistan e in palestina, abbiamo contribuito con una piccola donazione di 100,00 Euro all’attività di RAWA (Revolutionary Association of Women of Afghanistan) in Afghanistan. RAWA è un’organizzazione socio-politica indipendente, fondata nel 1977 a Kabul da un gruppo di donne con l’obiettivo di far valere il rispetto dei diritti umani e la giustizia sociale in Afghanistan.

Inizialmente l’attività di RAWA si concentrava soprattutto sulla lotta per i diritti delle donne, ma in seguito all’occupazione sovietica dell’Afghanistan (1979) RAWA ha contribuito alla resistenza contro l’occupazione straniera prima e ha lottato contro il regime talibano dopo, difendendo sempre i principi della democrazia e del secolarismo.

Nel 2011 l’intervento della comunità internazionale, unita nella “Guerra al terrorismo” ha rimosso il regime talibano ma ha lasciato intatto il fondamentalismo religioso e, ri-conferendo nuovo potere ai signori della guerra, l’amministrazione USA non ha di fatto rimpiazzato un regime fondamentalista con un altro.

RAWA è convinta che la libertà e la democrazia non possano essere “donate” ma che ogni popolo debba difendere i valori della libertà e lottare per ottenerli.

Fin dall’occupazione sovietica, RAWA ha lavorato nei campi profughi in Pakistan, dove si concentrano molte donne e bambini afghani. Là RAWA si preoccupa di soddisfare i bisogni più urgenti delle donne, ha istituito asili-nido e orfanotrofi a Peshawar, Islamabad, Rawalpindi and Quetta (Pakistan),  porta avanti 15 scuole elementari e medie per i bambine e bambini, offre corsi di alfabetizzazione e di formazione professionale per le donne. RAWA fornisce anche un’assistenza medico-sanitaria nei campi profughi e gestisce gli ospedali Malalai nei campi profughi di Peshawar e Quetta.

In Afghanistan RAWA fornisce assistenza e protezione alle donne e ai loro figli vittime di guerra e di violenza, lavora per la loro formazione professionela e le informa sui loro diritti.

Nell’attuale quadro socio-politico dell’Afghanistan, il lavoro di RAWA è particolarmente difficile, le attiviste e gli attivisti di RAWA sono perseguitati e quindi costretti a lavorare in clandestinità.

Tratto da  www.rawa.org e da: http://pz.rawa.org/it/index.htm

In Italia RAWA è sostenuta attraverso il CISDA (Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane). Vedi: www.osservatorioafghanistan.org/tag/cisda/