Archive for Approfondimenti

Gaza sotto assedio

Fiaccolata in solidarietà con la popolazione di Gaza

sabato 24 novembre,  ore 17.00, piazza Mazzini a Bolzano

Nella striscia di Gaza si sta consumando l’ennesimo massacro. Sono più di 100 i morti, tra cui numerosi bambini, e centinaia i feriti provocati dall’esercito israeliano.

La sequenza di morte ripercorre tragicamente quella dell’offensiva Piombo Fuso nel 2008-2009, che rase al suolo 2/3 degli edifici palestinesi, uccidendo 1300 persone. La popolazione (1.600.000 esseri umani stipati in 360 kmq) già sopravvive in condizioni che nessuno di noi potrebbe accettare: l’embargo promosso da USA, Israele ed UE dura ormai da 6 anni e ha ridotto l’accesso all’acqua potabile, razionato l’energia elettrica e i generi alimentari, ha aggravato ulteriormente la situazione degli ospedali per mancanza di farmaci, strumentazione e carburante e ridotto in miseria centinaia di famiglie. Colpire un obiettivo militare a Gaza significa colpire anche edifici civili (scuole, ospedali, case, uffici…). Immaginatevi un colpo di artiglieria che colpisce piazza Walther in un tranquillo sabato di shopping ….

Questa nuova offensiva militare devasta il presente e compromette il futuro della Striscia di Gaza e dei suoi abitanti.

La comunità internazionale e l’Italia non possono limitarsi ad una richiesta di cessate il fuoco. Chi bombarda indiscriminatamente o lascia morire di fame e sete un’intera comunità deve essere fermato e sanzionato adeguatamente. Israele non è un paese diverso da tutti gli altri e deve quindi anch’esso rispettare il diritto internazionale e rispondere delle proprie responsabilità. Chiediamo inoltre alle nostre istituzioni, sindaco e consiglio comunale di prendere pubblicamente posizione di fronte a quello che sta accadendo.

Il Comitato per Gaza chiede quindi :

  • stop immediato ai bombardamenti israeliani e al lancio di razzi palestinesi
  • sanzioni nei confronti dello stato di Israele per il mancato adempimento di 73 risoluzioni dell’ONU e il bombardamento indiscriminato della popolazione civile
  • stop all’embargo di Gaza di cui è vittima solo la popolazione
  • presa di posizione delle nostre istituzioni locali

Novembre 2012

Nakba palestinese

Il 15 maggio 1948 è il giorno nel quale il popolo palestinese si è tramutato in un popolo di rifugiati, di senza terra. E’ la data in cui il neo-nato stato d’Israele si è appropriato della terra palestinese e ha disperso circa 750.000 persone, espulse dai loro villaggi (530 furono i villaggi evacuati e distrutti), in fuga nei paesi arabi vicini o nella striscia di Gaza allora amministrata dall’Egitto, ammassati in campi profughi gestiti dall’ONU.
Quel giorno viene chiamato dai Palestinesi al-Nakba, la catastrofe. L’inizio della grande tragedia che coinvolge ad ora milioni di Palestinesi che ancora vivono la miseria dei campi o l’occupazione militare dell’esercito israeliano.
L’allora mandato brittanico e la comunità internazionale avevano favorito la fondazione dello stato d’Israele e la conseguente espulsione della popolazione palestinese in quattro distinte fasi dal gennaio 1947 al dicembre 1948.
Nella storia recente il caso palestinese è quello che coinvolge il numero più alto di rifugiati e nel periodo più lungo. Circa sei milioni tuttora disseminati in 59 campi dell’ONU e da 64 anni!
Il diritto internazionale, rappresentato dalla risoluzione 194 del dicembre 1948 riconosce ai rifugiati il diritto di ritornare nelle loro case d’origine, rimpossessarsi delle loro proprietà e un risarcimento in denaro. Ci sono tre soluzioni per i profughi palestinesi: rimpatrio volontario, integrazione nel paese ospitante o trasferimento in un paese terzo. Ogni soluzione menzionata è guidata dalla scelta e volontà del rifugiato stesso. Malgrado la risoluzione sia vincolante, non è mai stata rispettata da Israele (che ad ora non ha accolto nessuna delle 77 risoluzioni ONU accumulate in 64 anni di esistenza).
Le politiche israeliane non sono cambiate dal 1948, facilitando la costruzione di colonie che sottraggono risorse idriche e terra sparse per tutti i territori palestinesi e illegali per il diritto interbazionale, costruendo il Muro di separazione giudicato illegale dalla Corte Internazionale dell’Aia, arrestando 750.000 Palestinesi negli ultimi 45 anni (25.000 minorenni) e imponendo l’embargo alla popolazione della Striscia di Gaza.
In questo momento quasi 2.000 prigionieri stanno facendo un duro sciopero della fame per denunciare al mondo la loro condizione nelle carceri israeliane (isolamento, violenze e scarsa assistenza sanitaria) e l’uso della detenzione amministrativa, cioè quella pratica mutuata dal mandato britannico (!) che permette la detenzione del prigioniero senza prove e senza sentenza.
Le istituzioni internazionali non si muovono, ma se gli stessi prigionieri fossero, come scrive il giornalista Alan Greish, Cinesi o Russi ?
La Nakba per il popolo palestinese non è solo il 15 maggio ma rappresenta la quotidianità es è responsabilità di tutti noi cambiarne il calendario!