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Il popolo della discarica
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Il popolo della discarica
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Mostra fotograficaIl popolo della discaricafotografie di Franco Montis 16 - 30 marzo 2008Atrio dell'Ospedale S. Maurizio di Bolzano
Circa 1500 persone giungono ogni giorno alla discarica di rifiuti "la Chureca" di Managua, Nicaragua, presso il barrio di Acahualinca, e da essa traggono pochi denari per sopravvivere. Il 53% di essi ha meno di 18 anni. Raccolgono plastica, vetro, carta, alluminio e metalli vari; un quintale di carta viene pagato quaranta Cordobas, una libbra di alluminio due, un quintale di vetro otto. Sedici Cordobas valgono un dollaro. Nei giorni “buoni” si raccoglie un quintale di plastica, un quintale di vetro, dieci libbre di alluminio. Intere famiglie lavorano dalle sei del mattino alle giornata in questo inferno, al riparo dal sole o dalla pioggia sotto una scatola di cartone o all’ombra del carretto “di famiglia”. I bambini anche dall’età di quattro anni iniziano la loro “ carriera” lavorativa, aiutando a sorvegliare il materiale raccolto, selezionando, ripulendo. Raccolgono all’inizio i materiali più “facili”, la carta e la plastica; qualche volta trovano un giocattolo tra i rifiuti. A 14 anni sanno fare “tutto” ciò che deve saper fare un lavoratore del “basurero”. Ai piedi della “Chureca” è nato un piccolo abitato di baracche di lamiera e di legno in cui vivono, oltre alle famiglie, prostitute e huelepega, consumatori di colla e altre droghe. Il 92% del popolo della discarica vive in case fatiscenti e divide la stanza anche con altre 6 persone, senza acqua potabile, senza accesso ai servizi di salute e all’educazione. Il 62% non dispone di servizi igienici, il 25% dei maggiori di quindici anni è analfabeta. Ai piedi della “Chureca” è nato un piccolo abitato di baracche di lamiera e di legno in cui vivono, oltre alle famiglie, prostitute e huelepega, consumatori di colla e altre droghe. Alla “Chureca”, vasta 42 ettari, decine di camion scaricano ogni giorno novecento tonnellate di rifiuti. Li attendono i raccoglitori che velocemente “attaccano” il mucchio appena scaricato con attrezzi di fortuna. I mezzi sollevano nubi di polvere accecante. Periodicamente con degli aerei viene sparso combustibile e viene appiccato il fuoco; altro fumo altamente tossico investe il popolo della discarica. In estate la temperature supera i quaranta gradi. In inverno, sotto le piogge torrenziali, la discarica è una palude e si affonda nel fango. I rischi sono diversi; dagli incidenti provocati dai conducenti dei camion alle ferite da oggetti taglienti. Le infermità sono aggravate dalla mancanza di igiene: tosse, febbri malariche, dengue emorragico, pidocchi, infezioni della pelle, avvelenamenti del sangue da mercurio. Seimila anni fa uomini e animali in fuga disperata sotto la terribile eruzione del vulcano Masaya lasciarono le loro impronte,“huellas,” sulle rive del Lago di Managua. La cenere ha custodito fino ai nostri giorni questa remota testimonianza di vita e di morte del continente americano. Seimila anni dopo, centinaia di uomini, donne e bambini percorrono i sentieri tra i rifiuti dell’inferno di Acahualinca. |
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