Nakba palestinese

Il 15 maggio 1948 è il giorno nel quale il popolo palestinese si è tramutato in un popolo di rifugiati, di senza terra. E’ la data in cui il neo-nato stato d’Israele si è appropriato della terra palestinese e ha disperso circa 750.000 persone, espulse dai loro villaggi (530 furono i villaggi evacuati e distrutti), in fuga nei paesi arabi vicini o nella striscia di Gaza allora amministrata dall’Egitto, ammassati in campi profughi gestiti dall’ONU.
Quel giorno viene chiamato dai Palestinesi al-Nakba, la catastrofe. L’inizio della grande tragedia che coinvolge ad ora milioni di Palestinesi che ancora vivono la miseria dei campi o l’occupazione militare dell’esercito israeliano.
L’allora mandato brittanico e la comunità internazionale avevano favorito la fondazione dello stato d’Israele e la conseguente espulsione della popolazione palestinese in quattro distinte fasi dal gennaio 1947 al dicembre 1948.
Nella storia recente il caso palestinese è quello che coinvolge il numero più alto di rifugiati e nel periodo più lungo. Circa sei milioni tuttora disseminati in 59 campi dell’ONU e da 64 anni!
Il diritto internazionale, rappresentato dalla risoluzione 194 del dicembre 1948 riconosce ai rifugiati il diritto di ritornare nelle loro case d’origine, rimpossessarsi delle loro proprietà e un risarcimento in denaro. Ci sono tre soluzioni per i profughi palestinesi: rimpatrio volontario, integrazione nel paese ospitante o trasferimento in un paese terzo. Ogni soluzione menzionata è guidata dalla scelta e volontà del rifugiato stesso. Malgrado la risoluzione sia vincolante, non è mai stata rispettata da Israele (che ad ora non ha accolto nessuna delle 77 risoluzioni ONU accumulate in 64 anni di esistenza).
Le politiche israeliane non sono cambiate dal 1948, facilitando la costruzione di colonie che sottraggono risorse idriche e terra sparse per tutti i territori palestinesi e illegali per il diritto interbazionale, costruendo il Muro di separazione giudicato illegale dalla Corte Internazionale dell’Aia, arrestando 750.000 Palestinesi negli ultimi 45 anni (25.000 minorenni) e imponendo l’embargo alla popolazione della Striscia di Gaza.
In questo momento quasi 2.000 prigionieri stanno facendo un duro sciopero della fame per denunciare al mondo la loro condizione nelle carceri israeliane (isolamento, violenze e scarsa assistenza sanitaria) e l’uso della detenzione amministrativa, cioè quella pratica mutuata dal mandato britannico (!) che permette la detenzione del prigioniero senza prove e senza sentenza.
Le istituzioni internazionali non si muovono, ma se gli stessi prigionieri fossero, come scrive il giornalista Alan Greish, Cinesi o Russi ?
La Nakba per il popolo palestinese non è solo il 15 maggio ma rappresenta la quotidianità es è responsabilità di tutti noi cambiarne il calendario!

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