Pace giusta in Palestina

In queste ultime settimane nella striscia di Gaza si sta consumando l’ennesimo massacro. Più di 130 morti, tra cui numerosi bambini e decine di feriti, provocati dall’esercito israeliano. La sequenza di morte ripercorre vicende che si susseguono da anni nei territori occupati e che nella Striscia si sono aggravate con l’embargo internazionale (promosso da USA, Israele e Unione Europea) in risposta alla vittoria di Hamas nelle elezioni del 2006.

Questa strategia ha come intento l’abbattimento e la sconfitta del movimento islamico (regolarmente eletto) ed è appoggiata, bisogna ricordarlo, anche dall’Italia, in quanto membro dell’UE. La popolazione di Gaza (1.500.000 di esseri umani stipati in pochi kmq) sopravvive in condizioni di vita che nessuno di noi potrebbe accettare : l’embargo e gli attacchi militari hanno ridotto l’accesso all’acqua potabile, aggravato ulteriormente la situazione degli ospedali e hanno ridotto in miseria centinaia di famiglie.
In Cisgiordania, dove non c’è alcun regime da abbattere, la guerra che si sta consumando è di cosiddetta bassa intensità ma non meno distruttiva. Malgrado una lunga tregua sono continuate le incursioni militari che hanno provocato numerosi morti e l’abbattimento di case ed edifici.
Nel frattempo disoccupazione e povertà aumentano in modo esponenziale, così come la continua edificazione di colonie e il conseguente esproprio di terre. Prosegue la costruzione del muro di separazione che isola migliaia di persone ed erode ulteriore territorio palestinese e si aggiunge a quasi 500 Check-point che impediscono di fatto una libera circolazione delle persone e delle merci anche di prima necessità.
In Italia la politica che si volta dall’altra parte e l’informazione che storge la realtà dei fatti è criminale quanto chi bombarda indiscriminatamente o lascia morire di fame e sete un’intera comunità.
Se si condannano a gran voce i lanci di razzi qassam e il recente attacco alla scuola rabbinica da parte della resistenza palestinese, coerentemente si deve denunciare con la stessa determinazione l’isolamento e l’eliminazione di un’intera popolazione provocata da decenni di un’occupazione condannate anche da numerose risoluzione ONU (peraltro mai rispettate). E’ di soli pochi giorni fa la dichiarazione di Matan Vilnai, vice ministro della difesa , ministro dei passati governi laburisti ed ex-ufficiale di un’unità speciale dell’esercito israeliano, secondo cui il lancio dei razzi palestinesi porterà a questi ultimi “una Shoah più grande, usando tutti i mezzi a nostra disposizione”.
Per quanto ci riguarda, usiamo e continueremo a usare tutti i mezzi pacifici a nostra disposizione per aiutare il popolo palestinese, sostenendo un reale cessate il fuoco da parte di entramb le parti coinvolte.
Iniziative informative e progetti di cooperazione sono la risposta a quanto sta accadendo, ma vorremmo sapere, non aspettandoci nulla di positivo dal resto dell’arco costituzionale, come vorranno muoversi i partiti del cosiddetto “Arcobaleno” di fronte a questo scempio.
Non basta denunciare “l’eccessivo uso della violenza militare israeliana”, è indispensabile una chiara presa di posizione e una condanna netta che permetta dei distinguo tra chi è vittima e chi carnefice. Solo partendo da questo presupposto e avendo il coraggio morale e politico di denunciare l’occupazione israeliana con le sue tragiche conseguenze si può pensare ad una strategia adeguata alla risoluzione di un conflitto che condiziona gran parte della politica medio-orientale.
Nell’agenda di questo nuovo soggetto politico deve esserci la questione palestinese attraverso la promozione di iniziative politiche concrete perché è in gioco la sopravvivenza stessa del popolo palestinese.

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