Berta vive, COPINH sigue

a cura di Thomas Viehweider

Berta Càceres è stata barbaramente uccisa la notte del 2 Marzo 2016 da un commando di sicari armati nella sua casa di La Esperanza (Honduras Occidentale), perché lottava con gli indigeni della comunità di Rio Blanco contro la costruzione della maxi diga Agua Zarca, sul fiume Gualquache. Un fiume sacro per la cosmovisione Lenca, etnia fra le più antiche del Mesoamerica, minacciata da un progetto approvato con concessioni illegali, rilasciate all’impresa costruttrice DESA, contravvenendo alla Convenzione internazionali ILO 169 sul diritto al consenso previo e informato dei popoli indigeni.

Una minaccia al sistema capitalista e patriarcale

Alla guida del Copinh, Berta Càceres nel 2013 è riuscita ad estromettere la società costruttrice di dighe più grande del mondo, il colosso cinese Sinohydro, proprio dalla realizzazione del complesso idroelettrico Agua Zarca. Per oltre un anno, gli indigeni hanno bloccato in modo permanente l’accesso al cantiere per impedire i lavori, nonostante i ripetuti tentativi di sgombero, aggressioni, arresti, minacce, torture, omicidi. Ha presentato ricorso contro l’ente finanziatore, l’International Finance Corporation (IFC), braccio del settore privato della Banca Mondiale e ha portato il caso alla Commissione dei diritti umani interamericana. Finché la Sinohydro ha sciolto il contratto con la DESA e l’IFC ha ritirato i finanziamenti.

Un vittoria che valse a Berta Càceres il Premio Goldman 2015, il Nobel per l’ambiente assegnato nel mondo a chi si batte in difesa dei beni comuni. Nel 2015 la Desa ha trovato nuovi investitori: il Banco di Sviluppo Olandese FMO, il Banco Finlandese FinnFunnd, la società tedesca Siemens. Con loro anche l’istituto di credito Honduras -Ficohsa, guidato da Camilo Atalche membro di una delle famiglie più potenti dell’Honduras, il clan Atala. Il cantiere è stato spostato ad un chilometro dalla comunità di Rio Blanco, sempre in territorio Lenca e autorizzato con concessioni illegali. Berta è scesa di nuovo in campo con il Copinh e, dopo un’escalation di intimidazioni, è stata uccisa nel sonno a colpi di fucile, durante i giorni del “Forum Energia Alternativa”, lanciato per riorganizzare la lotta indigena nella comunità.

Finora otto le persone incriminate per il suo assassinio, fra cui alcuni ex membri dell’esercito e persone legate alla società costruttrice DESA. La stessa impresa costruttrice che annovera fra il suo consiglio direttivo figure come l’amministratore delegato David Castillo, formatosi nell’accademia militare di West Point e esperto di intelligence militare, legato all’elite governativa del paese.

Nonostante le minacce, agressioni ed intimidazioni, a Rio Blanco la resistenza delle comunità lenca continua. Attualmente il cantiere a Rio Blanco è fermo, e le banche europee FinnFund e FMO hanno sospeso i finanziamenti al progetto Agua Zarca a seguito di forte pressioni internazionali.

Omicidio di Stato

Una morte annunciata la sua, già prima del Colpo di Stato del 2009 operato dalla destra ultra-nazionalista, tanto che il suo nome era in cima alla black list delle persone “da eliminare” degli squadroni della morte, perché minacciava gli interessi corporativi. Un omicidio, che non è riuscito a scongiurare neanche la Commissione interamericana dei diritti umani, che le aveva assegnato una scorta, mal garantita dal Governo dell’Honduras.

Lo stesso Governo che ha secretato le indagine, impedendo l’accesso agli atti anche alla famiglia, contravvenendo alle procedure internazionali. E che ha rifiutato di riconoscere il Gaipe (Gruppo consultivo internazionale di esperti) la Commissione d’indagine indipendente istituita dalla famiglia e dal Copinh, sul modello di quella dei 43 di Ayotzinapa in Messico, per vigilare sullo svolgimento delle indagini.

Berta Cáceres, credeva nella globalizzazione delle lotte tesa a osteggiare la distruzione dei popoli indigeni e delle comunità locali per mano degli interessi corporativi. A nome del Copinh, in Italia, ha marciato al fianco del movimento No Tav, No dal Molin e ha manifestato a Roma per i curdi della Rojava.

Il Copinh

Portatore di un’alternativa centrata sulla dignità umana, su una visione di giustizia sociale ed economica antipatriarcale, anticapitalista, antiperialista e antirazzista e sul rispetto dell’ambiente, il Copinh è stato fondato a La Esperanza (Honduras Occidentale) nel 1993, arrivando a raccogliere circa 200 comunità indigene Lenca distribuite in 8 dei 18 dipartimenti dell’Honduras. In 24 anni di lotta ha riaffermato la cultura e l’identità indigena, brutalizzata e relegata ai margini della società. Ha fermato speculazioni minerarie, megaprogetti idroelettrici come la diga “El Tigre”, contribuito alla nascita di aree forestali protette, vigilato sulle violazioni dei diritti umani e promosso processi di autonomia nelle comunità native. Ha ottenuto centinaia di titoli di proprietà collettiva della terre per le comunità indigene, ed ha istituito formazione professionale autogestita per maestri/e ed infermieri/e indigene, cinque radio comunitarie, unico mezzo di informazione nelle comunità nelle aree più remote e minacciate, centri di salute ed antiviolenza. Inoltre ha condotto campagne in sostegno dei campesinos, contro le monocolture di agro-combustibili e la presenza di basi militari degli Stati Uniti; sostenuto il femminismo e i diritti delle persone LGBT, fondando il primo collettivo LGTB all’interno di un’organizzazione indigena.

Un movimento scomodo e continuamente criminalizzato. Accusato dal governo di sabotaggio e terrorismo. Minacciato dagli squadroni della morte al soldo delle compagnie private per scoraggiare il dissenso. Dai paramilitari e da Los Tigres, corpo alle dirette dipendenze dello Stato e finanziato dagli States. Unica tutela le brigate di solidarietà internazionali, che in qualità di osservatori, vigilano e denunciano le aggressioni. Da dopo la morte di Berta Caceres, sono stati 5 gli attivisti del COPINH assassinati. Negli ultimi mesi, Tomás Gómez, coordinatore interino del COPINH, ha subito vari attentati alla sua vita. Secondo il rapporto di Global Witness, sono stati 120 gli omicidi di attivisti impegnati nella difesa dei beni comuni registrati dal 2010, un anno dopo il Colpo di Stato, che ha visto l’approvazione esponenziale in Honduras di mega-progetti idroelettrici e minerari, di impianti turistici e monoculture ai danni nei territori ancestrali.

Per maggiori informazioni:

www.copinh.org/

www.puchica.org

Campagna in appoggio alle radio comunitarie del COPINH: www.generosity.com/community-fundraising/support-indigenous-community-radio-in-honduras

Come abbiamo usato i soldi del 2016

Grazie agli incassi dalle nostre iniziative e le donazioni ricevute nel corso del 2016, a inizio 2017 abbiamo potuto sostenere le seguenti realtà e attività:

  • Da diversi anni sosteniamo l’organizzazione COPINH (Consejo Civico de Organizaciones Populares e Indigenas de Honduras) in Honduras che affianca comunità inidgene nella loro lotta contro lo sfruttamento indiscriminato del loro territorio e per il rispetto dei loro diritti. Nonostante la crescente conoscenza internazionale sia dell’organizzazione sia della situazione in Honduras, nel paese centroamericano continuano e anzi sono aumentati gli omicidi di attivisti per i diritti umani e indigeni. Secondo Global Witness, dal 2010 ad oggi in Honduras sono stati assassinati 120 attivisti. Nella notte del 2 marzo 2016 è stata barbaramente uccisa da un comando di sicari armati Berta Cáceres, storica e carismatica leader del COPINH e diverse volte ospite a Bolzano. Berta lottava con gli indigeni della comunità di Rio Blanco contro la costruzione della maxi-diga Agua Zarca, sul fiume Gualquache. Un fiume sacro per la cosmovisione Lenca, etnia fra le più antiche del Mesoamerica, minacciata da un progetto approvato con concessioni illegali, rilasciate all’impresa costruttrice DESA., contravvenendo alla Convenzione internazioanle ILO 169 sul diritto al consenso previo e informato dei popoli inidgeni. La morte di Berta è stata una grave perdita per tutti, e ovviamente per il COPINH che si è dovuto riorganizzare e sta tuttora attraversando un periodo di difficoltà. Abbiamo voluto sostenre il COPINH in questo difficile momento con un contributo di 5.000 euro.Per maggiori info: http://www.losquinchosbz.org/berta-vive-copinh-sigue/
  • 2.000 euro vanno all’Associazione Los Quinchos Nicaragua a sostegno del progetto “barche”: nel 2017 il Quincho Nicaragua, con il finanziamento della Provincia di Bolzano, avvierà un progetto di costruzione di barche da pesca con gli adolescenti nella casa lago di Granada. Il progetto è ideato per avviare circa 10-15 ragazzi di età compresa tra i 14 e i 17 anni alla costruzione di piccole lance da pesca, che verranno successivamente donate/vendute ai pescatori della comunità Las islatas, dove viene praticata la pesca di sussistenza a conduzione familiare. Il progetto della durata di un anno vuole essere un primo approccio alla realizzazione di mezzi nautici per valutare l’opportunità, in futuro, di sviluppare ulteriormente l’idea di realizzare barche da diporto (a vela) per finalità turistiche, visto che la città di Granada, a forte vocazione turistica, si affaccia sul lago Nicaragua (il più grande del Centroamerica) dove da anni il progetto Los Quinchos ha un centro diurno per adolescenti.
  • 2.500 euro sono stati destinati all’iniziativa “Nepal reconstruction” avviata da un gruppo di bolzanini in seguito al gravissimo terremoto del 2015 che ha distrutto più di 600.000 case e causato oltre 9.000 vittime. Lo scopo dell’iniziativa è di raccogliere fondi da poter destinare a progetti di ricostruzione nella valle del Langtang in Nepal. In gennaio 2017 alcuni degli iniziatori del “Nepal reconstruction” si sono recati sul posto e con l’aiuto di Pasang Butthi, una donna nativa della valle del Langtang ed ora residente in Spagna, sono stati avviati due progetti. E’ stato creato un fondo per la ricostruzione della casa di un allevatore di yak e per sua moglie rimasta invalida in seguito al crollo della loro abitazione; inoltre in cooperazione con una ONG è stato creato un fondo per fornire Gumba Village (a 3545 mt di altitudine) di corrente elettrica attraverso un sistema di pannello fotovoltaici e accumulatori. “Nepal reconstruction” ora raccoglie fondi per aiutare altre famiglie che hanno perso la loro abitazione e non ricevono aiuti governativi, per la ristrutturazione di una scuola convitto a Bhanjyangaon (2280 mt) dove 25 alunni tra i 6 e i 12 anni trascorrono 9 mesi all’anno e per il ripristino della casera di Kyanjin Gompa (3950 mt) dove veniva prodotto formaggio fin dal 1950. Per info: su facebook: nepalreconstruction
  • 2.500 euro sono stati dati all’associazione “La Comune” di Bolzano che si trova ad affrontare una difficile situazione finanziaria. Il sostegno vuole essere un riconoscimento per il lavoro culturale fatto per oltre 20 anni a Bolzano, per la collaborazione avuta negli anni con il nostro comitato e nella speranza che le difficoltà de La Comune possano essere appianate e risolte in modo duraturo per il futuro.
  • 1.000 euro sono stati dati al gruppo Parco Stazione, Rete dei Diritti dei Senza Voce, SOS Bozen, volontari indipendenti che si occupa a titolo volontario di assistenza ai migranti.
    Dopo l’esperienza di aiuto e sostegno ai migranti in transito alla stazione di Bolzano oltre due anni e mezzo fa, dall’autunno del 2016 il gruppo è attivo nell’assistenza a migranti/rifugiati al parco della stazione. In un primo tempo con informazioni, tè caldo, biscotti e in seguito (a partire da fine gennaio 2017), anche offrendo un pasto caldo presso una panchina del parco. Si è arrivati a distribuire fino oltre 60 pasti, attività svolta ogni giorno come azione non violenta di denuncia nei confronti delle autorità che avrebbero dovuto provvedere. Da metà aprile 2017 la distribuzione di pasti è stata sospesa grazie all’apertura della mensa a mezzogiorno in piazza Verdi.
    Da gennaio il gruppo si attiva anche per trovare ogni giorno un ricovero notturno per le persone non assistite o non viste dalle varie associazioni o servizi preposti, in particolare per i soggetti vulnerabili (donne, minori…), con l’aiuto anche di varie parrocchie.
    Oggi il gruppo continua a fare assistenza a chi ha bisogno con informazioni, accompagnamenti in questura o in ospedale, distribuzione di kit igienici, di coperte e vestiario.
    Per chi volesse contribuire i dati bancari dell’Associazione Rete dei diritti dei Senza Voce sono : IBAN IT27K0808111600000300049875 presso Raiffeisenbank di Bolzano – specificare: per il gruppo volontari stazione